Diario di Carmen, stylist per Princess Goes Hollywood
Lo dico subito: vado alla Wiesn per il cibo. Il pollo arrosto, i pretzel con il burro, l'Obatzda. E naturalmente per l'atmosfera, la musica, il fermento nelle tende. Ma soprattutto per il cibo.
Cosa indosso, naturalmente, non mi è indifferente come stylist. Credo semplicemente che in un posto come l'Oktoberfest non serva un dirndl per farsi notare. Serve un Janker. Uno davvero buono.
Una breve storia del classico frainteso
Il Janker ha una storia più lunga di quanto la maggior parte delle persone pensi. Il termine stesso era già in uso nel XVI secolo. All'epoca indicava ancora un mantello da donna lungo fino a terra. Solo a partire dal XVIII secolo è diventato sinonimo della giacca corta e aderente del costume tradizionale che conosciamo oggi. Ha avuto origine nelle regioni alpine della Baviera e dell'Austria, dove faceva parte dell'abbigliamento da lavoro della popolazione rurale: pratico, caldo, in pesante tessuto feltro, interamente in lana di pecora, compattato con un elaborato processo di calore e pressione.
Ciò che distingue il Janker dalle altre giacche è il suo aspetto inconfondibile: la silhouette corta, all'altezza dei fianchi, i caratteristici bottoni in corno o in metallo, le finiture di colore diverso sui bordi. Questi dettagli non sono decorazioni, un tempo erano segni distintivi. Nel costume tradizionale, il colore della finitura comunicava un tempo l'origine regionale della donna che lo indossava. Un linguaggio di tessuto e colore che si poteva leggere, se si sapeva come.
L'imperatore Francesco I Giuseppe indossava il costume tradizionale durante la caccia. Lo stesso fece il principe reggente Luitpold di Baviera. La popolazione bavarese seguì l'esempio reale e, a partire dall'inizio del XIX secolo, il costume alpino divenne un simbolo culturale, non solo della tradizione rurale, ma di un certo atteggiamento verso la natura, la qualità e l'artigianato.
Tutto questo è racchiuso nel Janker, ed è proprio per questo che lo trovo ancora oggi affascinante.
Perché il Janker sta tornando proprio ora
La moda procede per cicli, non è una novità. Ma quello che osservo ultimamente, per strada, sul set, nelle collezioni, è un movimento piuttosto chiaro lontano dal tutto rapido, verso un abbigliamento con sostanza. Estetica alpina, New Heritage, qualità artigianale: questi sono i termini che stanno spuntando ovunque. E il Janker ne è il miglior esempio.
Non è nuovo, e non è nemmeno davvero una tendenza, piuttosto il risultato di decenni in cui una silhouette si è assestata così a lungo da adattarsi perfettamente. La finitura, i bottoni, queste proporzioni, non vengono dal nulla. C'è semplicemente maestria artigianale.
E allo stesso tempo ha qualcosa che molti capi di tendenza non hanno: funziona fuori dal suo contesto originale tanto bene quanto al suo interno. Forse anche meglio.

Come indosso il Janker oggi
Con una gonna lo trovo quasi imbattibile. Una gonna a pieghe Glencheck grigia, una gonna in lana strutturata color cammello: il Janker dà al look precisione, la gonna leggerezza. Non è complicato, si abbina semplicemente.
Con i jeans lo indosso preferibilmente in modo molto essenziale: Janker, jeans dritti scuri, stivali bassi. Questo è il look per cui sul set non devo spiegare nulla, perché si spiega da solo. Chi vuole, aggiunge una sottile catena d'oro. Non serve altro.
Per la sera si sottovaluta. Eppure un raffinato Janker in lana e cashmere sopra un top di seta, con dei pantaloni neri e un piccolo tacco, è uno dei look da sera più forti che conosca. Il Janker diventa quindi il punto focale. Tutto il resto può essere discreto.
E alla Wiesn? Lì si indossa da solo. Con una camicia bianca a volant sotto, dei jeans scuri e degli stivali al ginocchio. Ordina il pollo, aggiungi un pretzel, e non preoccuparti troppo della macchia di grasso del pollo, il Janker la nasconde facilmente.
La questione del colore: perché è decisiva
In origine, il colore della finitura comunicava l'origine: verde per le zone ricche di foreste, blu per i paesaggi lacustri, rosso per determinate regioni del costume tradizionale. Questo linguaggio oggi è andato perduto. Ciò che è rimasto: la consapevolezza che il colore in un Janker non è un dettaglio secondario.
Chi non ha ancora un Janker dovrebbe puntare sul colore. Non sul grigio o sul beige, per quanto belli siano, ma su qualcosa che abbia energia. Un rosso acceso, un profondo verde bosco, un rosa intenso. Il Janker vive della sua presenza. In un colore deciso sviluppa un'aura che si conosce altrimenti solo dagli accessori di altissima qualità.
Chi ha già un Janker neutro, ne acquista uno colorato. E chi è coraggioso, li indossa entrambi sovrapposti. Due Janker di colori diversi come esperimento di layering è un look che sta spuntando ovunque per strada e che funziona ogni volta.
A cosa prestare attenzione durante l'acquisto
Un buon Janker veste aderente al corpo senza stringere. Sotto la patta dei bottoni deve esserci spazio per una camicia o un maglione fine, altrimenti l'intera silhouette appare compressa. Sulle spalle deve finire esattamente, questo è il dettaglio nei tagli del costume tradizionale che rivela la qualità. La lunghezza termina in vita o appena sotto, tutto il resto altera le proporzioni.
Per quanto riguarda il materiale, conta la percentuale di lana: conferisce al Janker la sua struttura e il calore che lo rende davvero indossabile in autunno. Il cashmere si occupa del resto, della morbidezza e del tocco lussuoso per cui non si ha più voglia di togliere la giacca. È proprio questa combinazione a decidere se un Janker rimarrà un capo stagionale o diventerà un elemento fisso del guardaroba.
Cos'è davvero il Janker
Per me non è un capo del costume tradizionale, non è un costume e tantomeno un oggetto nostalgico.
È semplicemente un capo su cui posso contare. Non ci penso a lungo se si abbina, si abbina semplicemente. Ed è esattamente questo il motivo per cui lo tiro fuori ancora e ancora: sul set, in città, alla Wiesn, a mangiare fondue con gli amici.
Veste bene, scalda e probabilmente lo indosserò ancora tra dieci anni.
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